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“Il nuovo art. 92 c.p.c. al vaglio della Consulta: legittima la compensazione non discrezionale delle spese?” di Avv. Claudio Bechis

Tribunale Torino, 30 gennaio 2016 – Ciocchetti

Spese processuali – Compensazione – Ipotesi – Tassatività – Potere discrezionale del giudice – Insussistenza – Violazione dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza, del diritto di agire in giudizio e del principio del giusto processo – Questione di legittimità costituzionale

(Cost. artt. 3, comma 1, 24 comma 1 e 111, comma 1; C.p.c. artt. 91, comma 1 e 92, comma 2)

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione della legittimità costituzionale dell’art. 92, comma 2, c.p.c., laddove – irragionevolmente, nonché in contrasto con il principio di uguaglianza, il diritto di agire in giudizio e il principio del giusto processo – individua in via tassativa le ipotesi di compensazione delle spese della lite, senza più ammettere il potere discrezionale del giudice di darvi corso per gravi ed eccezionali ragioni (1). 

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Il principio di non contestazione tra innovazioni normative, interpretazioni dottrinali e applicazioni giurisprudenziali: soggetti, oggetto e modalità della contestazione, di Prof. Avv. Giorgio Frus, in Riv. Trim. Proc. Civ., 2015, 1, 65

88c45b6c-0883-4db6-b5e1-9f06ccf04a8b Sommario: 1. Introduzione . – 2. L’imprecisione lessicale dell’art.115 c.p.c. – 3. I profili soggettivi del principio di non contestazione. – 4. L’ambito di operatività del principio di non contestazione. – 5. L’oggetto della non contestazione. – 6. Il rilievo della distinzione tra fatti principali e secondari. – 7. Le modalità di una valida contestazione. – 8. Il momento preclusivo della contestazione. – 9. La delicatezza della valutazione giudiziale della non contestazione

  1. – In ordine al principio di non contestazione da tempo la dottrina e la giurisprudenza si affaticano, nel tentativo di mettere ordine teorico [1] e pratico in una materia complessa, ricca di implicazioni operative, e con un panorama di diritto positivo che non brilla per chiarezza ed organicità[2].

Una tappa importante di tale opera di risistemazione è costituita dalla pronuncia delle Sezioni Unite n. 761 del 2002, che ha stimolato vari autori a rivisitare questa tematica, in sede di commento a tale decisione [3].

Da ultimo, la modifica dell’art. 115 c.p.c., ad opera della l. n.69 del 2009, ha sollecitato una riconsiderazione di alcune tematiche della non contestazione.

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“Animus confitendi e prudente apprezzamento della dichiarazione confessoria”, in Riv. Trim. Dir. Proc. Civ., 2015, 997 ss.

88c45b6c-0883-4db6-b5e1-9f06ccf04a8bSommario: 1. Cenni alle origini storiche della nozione di animus confitendi. – 2. Il dibattito nella dottrina italiana. – 3. L’elemento soggettivo della confessione nella giurisprudenza recente. – 4. Il rilievo dell’animus confitendi nell’apprezzamento di dichiarazioni confessorie astrattamente configuranti prove legali…. – 5. (segue) …e nella valutazione di dichiarazioni confessorie destinate al prudente apprezzamento del giudice. – 6. Conclusioni.

  1. 1 – Il tema classico della rilevanza dell’elemento soggettivo nella disciplina della confessione si presta oggi ad essere rivisitato alla luce dell’apporto interpretativo offerto dalla giurisprudenza degli ultimi decenni.

Nella dottrina italiana meno recente, il dibattito intorno alla necessità per il giudice di indagare l’effettiva volontà di rendere una dichiarazione sfavorevole al dichiarante (c.d. animus confitendi) era sorto dalla combinazione tra due fattori: da un lato, il risuonare degli ultimi echi della teoria negoziale della confessione, che vincolava l’utilizzabilità processuale della dichiarazione alla sussistenza di un’effettiva volontarietà degli effetti[1]; dall’altro, l’assenza nel diritto positivo di una norma che condizionasse il valore di prova legale, e prima ancora la validità della prova, all’apprezzamento di un determinato stato psicologico del confitente.

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